I Fenici e le Loro Colonie
Il popolo del Mediterraneo
Quando gli antichi Greci chiamavano 'Fenici' gli abitanti della costa levantina — un termine legato forse alla 'porpora' (phoinix) che questi commerciavano, o al 'rosso fenicio' dei loro pigmenti — si riferivano a popolazioni che non si sarebbero mai definite così. Gli abitanti di Tiro si chiamavano Tirii; quelli di Sidone, Sidoni; quelli di Byblos, Gibliti. Erano città-stato distinte, con proprie dinastie, propri dei e proprie tradizioni, che condividevano una lingua, una cultura materiale e un'inclinazione al commercio marittimo che le rendeva agli occhi degli stranieri un unico popolo.
La costa fenicia — corrispondente grosso modo all'attuale Libano, con propaggini nel nord Israele e nel sud della Siria — era una striscia di terra stretta tra il Mediterraneo e le montagne del Libano. Le condizioni geografiche spingevano verso il mare: poco spazio per l'agricoltura, grandi foreste di cedro e di pino sulle montagne che producevano il legname più ricercato del mondo antico, e accesso privilegiato alle rotte maritime che collegavano l'Egitto, il Levante, Cipro, la Grecia e l'Occidente.
Le città madre: Tiro, Sidone, Byblos
Byblos è probabilmente la più antica delle città fenicie, abitata ininterrottamente da almeno il IV millennio a.C. Il suo nome greco è legato al papiro (byblos) che qui veniva commerciato, e da questo stesso nome derivano le parole 'bibbia' e 'biblioteca'. Le sue rovine, visibili oggi a circa quaranta chilometri a nord di Beirut, comprendono il porto antico, un tempio agli Obelischi (risalente al II millennio a.C.), e un'acropoli con strati sovrapposti di civiltà egiziana, fenicia, persiana, ellenistica e crociata.
Sidone, l'attuale Saida, fu per secoli la città fenicia più potente. È da Sidone che secondo Omero provenivano i più abili artigiani del mondo, e i testi egizi e ittiti del II millennio a.C. la citano come un centro di primo piano. Da Sidone provenivano artigiani che lavoravano l'avorio, il vetro e la porpora.
Tiro — l'attuale Sur, in Libano — raggiunse la sua massima potenza tra il X e il VII secolo a.C. sotto re come Hiram I, che rifornì di cedro del Libano sia Davide sia Salomone per le loro costruzioni a Gerusalemme. Tiro era costruita su un'isola, protetta dal mare su tutti i lati, una posizione che la rendeva quasi inespugnabile. Alessandro Magno la assediò per sette mesi nel 332 a.C., e riuscì a conquistarla solo costruendo un terrapieno che collegò l'isola alla terraferma — e che è ancora oggi visibile nella penisola artificiale su cui sorge la città moderna.
L'alfabeto: il dono più duraturo
L'invenzione o, più precisamente, la diffusione e la standardizzazione dell'alfabeto consonantico — un sistema di scrittura in cui ogni segno rappresenta una consonante — è l'eredità fenicia più importante della storia dell'umanità. L'alfabeto fenicio, sviluppato intorno all'XI-X secolo a.C. come evoluzione di scritture semitiche del II millennio, fu adottato dai Greci probabilmente intorno al IX-VIII secolo a.C. I Greci vi aggiunsero le vocali, creando il primo alfabeto completo in senso moderno. Da questo alfabeto greco derivano l'alfabeto latino (e dunque tutte le lingue europee occidentali che usiamo oggi), il cirillico, il copto, il gotico, l'armeno e il georgiano. Dal ramo semitico derivano l'ebraico, l'aramaico, l'arabo, l'etiopico e centinaia di altri sistemi di scrittura dell'Asia meridionale.
Cartagine: la colonia che superò la madrepatria
Le colonie fenicie si estesero progressivamente verso occidente a partire dal IX-VIII secolo a.C., seguite dalle rotte commerciali che i marinai di Tiro e Sidone avevano aperto nei secoli precedenti. Cartagine, fondata sulla costa dell'attuale Tunisia probabilmente intorno all'814 a.C. secondo la tradizione (le evidenze archeologiche suggeriscono una fondazione di poco più tarda, intorno all'VIII-VII secolo), divenne la più potente delle colonie fenicie e alla fine eclissò completamente le sue città madre.
Al suo apice, nel III-II secolo a.C., Cartagine era forse la città più ricca del Mediterraneo occidentale, con una popolazione stimata intorno ai trecentomila abitanti, un porto commerciale e un porto militare separati (il cothon), e un dominio che comprendeva la Tunisia, l'Algeria settentrionale, la Sardegna, la Sicilia occidentale e parte della Spagna. Le tre Guerre Puniche contro Roma (264-146 a.C.) terminarono con la distruzione di Cartagine nel 146 a.C. — un evento traumatico la cui memoria sopravvisse per secoli — e la fondazione sulle sue rovine di una nuova città romana.
Le rovine di Cartagine, patrimonio UNESCO, sono oggi inglobate nella periferia di Tunisi. Sopravvivono il porto militare circolare (il porto Militare, oggi lago Sidi Bou Said), i resti del santuario tophet con le urne dei sacrifici infantili (sebbene l'interpretazione dei tofet cartaginesi rimanga controversa tra gli studiosi), le terme di Antonino e il museo del sito.
Cadice, Utica, Mozia: i pilastri d'Ercole e oltre
Gadir — l'attuale Cadice, in Spagna — fu fondata secondo la tradizione da marinai di Tiro intorno all'800 a.C. (le evidenze archeologiche la portano forse a poco dopo), superando le Colonne d'Ercole per raggiungere le coste atlantiche. Era un avamposto per il commercio dello stagno dalle Isole Britanniche e dell'ambra dal Baltico — materie prime fondamentali per la produzione del bronzo — e il punto di partenza di navigazioni lungo la costa africana che raggiunsero forse le Isole Canarie e il Senegal.
Mozia, sull'isolotto di San Pantaleo al largo della costa occidentale della Sicilia, fu un importante centro fenicio poi cartaginese fino alla sua distruzione da parte di Dionisio I di Siracusa nel 397 a.C. Oggi ospita il Museo Whitaker, che conserva tra l'altro il celebre 'Giovinetto di Mozia', una scultura marmorea di straordinaria qualità risalente al V secolo a.C. I resti della città sommersa sono visibili dalla riva.
L'artigianato fenicio: porpora, vetro e avorio
La fama degli artigiani fenici nell'antichità era immensa. La porpora di Tiro — estratta dal murice, un mollusco marino — era il colorante tessile più prezioso del mondo antico, associato alla regalità e al lusso. Il costo dell'estrazione era enorme: per ottenere un solo grammo di porpora erano necessari migliaia di murici, e il fetore della lavorazione era tale che le botteghe erano sempre spostate fuori dalle città. I mucchi di gusci di murice frantumati si trovano ancora oggi vicino ai siti fenici costieri.
La lavorazione del vetro, dell'avorio, del bronzo e delle ceramiche dipinte a fasce rosse e nere erano altre specialità fenicie riconosciute nell'antichità e confermate dall'archeologia moderna.
Visitare i siti fenici oggi
Il Libano offre le esperienze più dirette con il mondo fenicio: Byblos è uno dei siti più accessibili e meglio conservati, con estratti facilmente visitabili nel centro della città moderna. Tiro (Sur) ha un sito archeologico UNESCO con la necropoli, l'ippodroomo e la via colonnata del periodo romano. A Cartagine il sito è visibile ma richiede di orientarsi tra parchi e quartieri residenziali.
Apri la mappa per esplorare Byblos, Tiro, Sidone, Cartagine e le decine di colonie fenicie che punteggiano il Mediterraneo.