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Il Dibattito sui Marmi di Elgin

Il Partenone e le Sue Decorazioni

Il Partenone, costruito tra il 447 e il 432 avanti Cristo sull'Acropoli di Atene, era decorato con un programma scultoreo tra i più elaborati mai concepito nell'antichità greca. La decorazione comprendeva tre elementi distinti: il fregio ionico continuo lungo l'interno del colonnato, che raffigurava la processione delle Panatenee; le metope doriche sulle pareti esterne, 92 in totale, con scene mitologiche; e i due frontoni triangolari alle estremità, con gruppi scultorei a tutto tondo raffiguranti rispettivamente la nascita di Atena e la gara tra Atena e Poseidone per la supremazia sull'Attica.

Fidia supervisionò l'intero programma scultoreo, anche se la maggior parte del lavoro fu eseguita da botteghe di scultori sotto la sua direzione. Il risultato fu unanimemente considerato nel mondo antico come il vertice assoluto dell'arte figurativa greca. La qualità tecnica delle sculture del Partenone — la resa dei panneggi che sembrano bagnati, la muscolatura degli dei e degli eroi, la naturalezza dei movimenti dei cavalieri nella processione — era senza precedenti.

Thomas Bruce, Settimo Conte di Elgin

Thomas Bruce, settimo conte di Elgin, fu nominato ambasciatore britannico all'Impero Ottomano nel 1799. L'Ottomano controllava la Grecia dal 1453, e Atene era una città provinciale di poca importanza sotto l'autorità di un governatore locale. Elgin aveva interesse per l'arte classica e decise di commissionare calchi in gesso delle sculture dell'Acropoli per decorare la sua residenza scozzese. Quando capì che sarebbe stato possibile ottenere qualcosa di più, chiese e ottenne — in circostanze ancora dibattute — un permesso dalle autorità ottomane.

Tra il 1801 e il 1812, gli agenti di Elgin rimossero circa la metà del fregio del Partenone, quindici metope, e diciassette figure dai frontoni. Rimossero anche una Cariatide dal Portico delle Cariatidi dell'Eretteo. Il lavoro causò danni aggiuntivi alle strutture: per calare le sculture, i lavoratori tagliarono blocchi di muratura e usarono seghe sui marmi. Un osservatore contemporaneo, Lord Byron, espresse la propria indignazione in versi: il secondo canto di Childe Harold contiene un attacco durissimo a Elgin, che Byron chiamò "il saccheggiatore della pietra."

Legalità e Legittimità: la Questione del Firman

Il nodo centrale del dibattito è la natura giuridica del permesso ottenuto da Elgin. Il documento originale, chiamato firman, non è mai stato ritrovato. Ciò che esiste è una traduzione italiana di quello che presumibilmente era il testo del firman, inclusa in un rapporto del segretario di Elgin. La traduzione autorizzava a portare via "pezzi di pietra con figure e iscrizioni" senza specificarne la quantità. Gli oppositori della restituzione sostengono che ciò equivale a un'autorizzazione legittima rilasciata dall'autorità sovrana del territorio al momento. I sostenitori della restituzione sostengono che un permesso ottomano non poteva comunque essere un titolo legittimo alla proprietà permanente di beni che appartenevano a una cultura greca, e che comunque il contenuto del permesso è incerto.

Elgin portò le sculture in Gran Bretagna e le vendette al governo britannico nel 1816 per 35.000 sterline, meno di quanto aveva speso per rimuoverle. Il Parlamento ne dibatté la legittimità dell'acquisto in un'apposita commissione parlamentare, che concluse — non senza voci dissenzienti — che l'acquisto era legittimo. Le sculture furono depositate al British Museum, dove si trovano ancora oggi.

La Posizione Greca e la Richiesta di Restituzione

La Grecia non ha mai smesso di chiedere il ritorno delle sculture. Negli anni ottanta del Novecento, la ministra della cultura Melina Mercouri portò la questione al centro del dibattito internazionale con una campagna appassionata che raggiungeva al di là della classe politica e parlava direttamente all'opinione pubblica mondiale. Il suo argomento più potente era esperienziale prima che giuridico: separare le sculture del Partenone è come tagliare a metà la Gioconda. Le sculture di Atene e quelle di Londra fanno parte della stessa composizione, e separandole si perde la capacità di comprendere il programma iconografico nella sua totalità.

Il nuovo Museo dell'Acropoli, inaugurato nel 2009 ai piedi del colle a poche centinaia di metri dal Partenone, è stato progettato dall'architetto Bernard Tschumi esplicitamente in attesa della restituzione. La galleria del Partenone, al terzo piano, è orientata parallelamente al tempio, che si vede attraverso le vetrate. Il fregio è esposto integralmente: le sezioni greche in marmo originale, le sezioni londinesi — circa la metà del totale — in gesso bianco. L'effetto visivo è quello di un testo con lacune vistose, un argomento silenzioso ma eloquentissimo per la restituzione.

La Posizione del British Museum

Il British Museum non si oppone all'idea di prestar temporaneamente le sculture, ma si è rifiutato di accettare il principio della restituzione permanente. I direttori succedutisi nel corso degli anni hanno articolato varie giustificazioni. La prima è giuridica: il British Museum Act del 1963 vieta al museo di privarsi permanentemente delle proprie collezioni, indipendentemente dalle circostanze. Solo una modifica legislativa parlamentare potrebbe permettere la restituzione, e nessun governo britannico ha finora voluto avviarla.

La seconda giustificazione è di principio universalistico: il British Museum si definisce un museo "enciclopedico" che custodisce il patrimonio dell'umanità per conto di tutti, non solo dei britannici. Restituire i marmi greci creerebbe un precedente che potrebbe svuotare i grandi musei enciclopedici delle loro collezioni più importanti. I critici di questa posizione rispondono che non si tratta di stabilire un principio universale di restituzione, ma di riconoscere un caso specifico in cui l'origine, il contesto e la coerenza del complesso di sculture rendono eccezionale la situazione.

Il Dibattito Più Ampio sulla Restituzione

Il caso dei Marmi di Elgin è il più famoso, ma non è isolato. Il Benin Bronzes, migliaia di placche in bronzo e sculture sottratte dal palazzo reale di Benin City in Nigeria durante una spedizione militare britannica del 1897, sono distribuite in musei di tutto il mondo. Negli ultimi anni molti musei europei e americani hanno restituito o concordato la restituzione di lotti significativi. Il Museo di Berlino ha restituito pezzi al Nigeria, il Museo di Cambridge ha fatto lo stesso, e la Svezia ha restituito quasi tutti i pezzi nelle sue collezioni pubbliche. La Francia ha restituito 26 opere d'arte al Benin nel 2021. Il British Museum ha invece mantenuto la propria posizione inalterata anche rispetto ai bronzi.

Apri la mappa per visualizzare i grandi siti della Grecia classica e capire il contesto geografico e storico in cui le sculture del Partenone furono create. Il dibattito sui Marmi di Elgin non riguarda solo il passato: riguarda chi ha il diritto di raccontare la storia dell'umanità, e da dove.

Un Equilibrio Ancora da Trovare

Il negoziato tra Grecia e Gran Bretagna ha prodotto, a partire dagli anni duemila, alcune aperture. In più occasioni sono stati esplorati accordi di prestito a lungo termine che permettessero alle sculture di tornare temporaneamente ad Atene senza che il British Museum ne cedesse la proprietà. Ma la Grecia ha sempre rifiutato accordi che non riconoscano almeno implicitamente la legittimità della richiesta di restituzione. La questione rimane aperta, sospesa tra il diritto internazionale, la politica culturale, i principi etici sulla provenienza degli oggetti e la capacità — o volontà — delle istituzioni di adattarsi a una comprensione del patrimonio culturale che il mondo contemporaneo sta ridefinendo.